Come il Coronavirus ha cambiato il mondo digitale e le abitudini online

Stiamo affrontando uno dei periodi storici più difficili. Gran parte della popolazione mondiale è costretta a rimanere a casa per via del lockdown imposto dalla pandemia globale di Coronavirus. Questo cambiamento radicale della nostra routine si è tradotto in un cambiamento nelle abitudini di utilizzo del web e dei social media, i quali a loro volta stanno attuando importanti trasformazioni.

Il mondo intero sta vivendo un periodo strano, difficile. Alcuni lo definiscono il più critico dal secondo dopoguerra. La quotidianità di circa 4 miliardi di persone (corrispondente al 50% dell’umanità) è stata stravolta per prevenire la diffusione del Coronavirus: c’è chi ha iniziato a lavorare in smart-working, chi in quarantena, chi in isolamento obbligatorio e chi si è trovato costretto a chiudere le serrande della propria attività in attesa di tempi migliori. Questa situazione ha contribuito a un cambio di abitudini degli utenti, facendo registrare un aumento senza precedenti delle persone costantemente connesse e del traffico sul web.

In Italia dal 16 marzo, giorno in cui ha avuto inizio il lockdown, si è registrato un aumento del 30% del traffico internet, del 125% del consumo di news e del 35% di uso delle piattaforme social. In Spagna, il traffico internet è cresciuto del 25% e utilizzo dei social network del  48%. Di questi, Twitter è stato il più usato dagli utenti spagnoli. In Spagna si registrata inoltre un’impennata in termini di tempo di utilizzo del cellulare che è passato da 2 ore e 40 minuti al giorno a 3 ore e 24 minuti. In Cina invece si è registrato un aumento del 58% nell’uso dei canali social locali come Wechat e Weibo. Infine negli Stati Uniti si è registrato un aumento del consumo di news e di traffico internet del 50% ed è cresciuto inoltre anche il tempo trascorso sulle piattaforme social, in particolare Instagram, YouTube, TikTok e Facebook.

Questi dati ci mostrano come oggi i canali digitali sono più importanti che mai. Non stupisce quindi che social network e motori di ricerca abbiano risposto a queste nuove tendenze.

Vediamo quindi cosa è cambiato.

Cos’è cambiato sui social media?

I social network sono stati spesso oggetto di critica negli ultimi anni in termini di impatto negativo sulla socializzazione. Ma ciò a cui stiamo assistendo oggi,  ovvero l’utilizzo dei social da parte dagli utenti per contrastare il cosiddetto “stress da quarantena” e abbattere le barriere dell’isolamento sociale, dimostra che ciò che prima veniva considerata caratteristica intrinseca dei social, ovvero la paradossale diminuzione delle interazioni sociali tra le persone, in realtà dipenda proprio da come gli utenti decidono di sfruttare questi mezzi.

I contenuti e i formati “influenti”

In questo periodo si è registrato un cambiamento di produzione dei propri contenuti sia in termini di formati sia di temi e argomenti trattati. Per quanto riguarda i contenuti, i post più apprezzati sono quelli inerenti al Covid-19 e quelli più autentici, che mostrano la vita quotidiana in quarantena: esperimenti culinari, indoor work-out, intrattenimento in generale – dai consigli su film, libri e serie tv, ai concerti live da casa fino alle challenge più divertenti. A livello di formati, prevalgono invece le storie su Instagram, i video su IGTV e le dirette Instagram e Facebook.

Il tone of voice dei brand

L’inizio dell’emergenza ha, in un primo momento, spiazzato la maggior parte delle aziende di qualsiasi settore, che hanno reagito cambiando il proprio tone-of-voice per adattarlo alla nuova realtà. Fin da subito, i brand hanno ridotto, se non del tutto sospeso, le campagne di promozione dei propri prodotti per fare spazio a nuovi contenuti più funzionali alla situazione.

In che modo quindi i brand hanno sfruttato i social per rivolgersi al proprio pubblico? Vediamo alcuni esempi.

Per promuovere informazioni affidabili

National Geographic ha deciso di rendere accessibili a tutti, sui propri profili social, informazioni accurate e aggiornate sulla pandemia, disattivando i paywall per tutti i suoi articoli a tema Coronavirus.

La casa farmaceutica Angelini, invece, ha aperto all’inizio dell’emergenza un profilo Twitter e Instagram per fornire ai propri follower informazioni verificate e consigliare quali comportamenti adottare per contrastare la diffusione del virus. Mercedes Benz e Daimler stanno sfruttando la loro ampia reach, che conta oltre 50 milioni di follower, per amplificare la diffusione dei comunicati stampa emanati da istituzioni e organizzazioni sanitarie. 

Gli account Instagram di Mercedes-Benz e Angelini informano i propri follower sui comportamenti da adottare durante il lockdown.

Per intrattenre adulti, famiglie e bambini

Balance ha reso gratuito l’accesso alla sua app per la meditazione, intercettando il bisogno delle persone di rilassarsi durante questo periodo difficile.

La challenge di Lego lanciata su Instagram per intrattenere i più piccoli.

Lego ha annunciato il lancio di una challenge della durata di 30 giorni che aiuterà a tenere i bambini impegnati durante il periodo di chiusura delle scuole. Bottega Veneta ha lanciato a livello globale un nuovo concept sulle sue piattaforme multimediali per condividere positività, forza e creatività, offrendo performance musicali live, lezioni di cucina, ricette con celebri chef, film e contributi motivazionali.

Per supportare attivamente la comunità

Grazie al supporto dei social network, moltissime aziende e influencer hanno lanciato iniziative benefiche finalizzate ad aiutare il prossimo. Nissan ha annunciato con un post su Instagram il suo impegno nel fornire settimanalmente circa 100 mila mascherine protettive a supporto del sistema sanitario statunitense. Decathlon Italia ha donato 10 mila maschere da snorkeling per creare nuovi respiratori per i pazienti affetti da Coronavirus. L’influencer da 20 milioni di follower Chiara Ferragni, insieme al cantante e marito Fedez, ha promosso su Instagram una campagna di crowd-funding dall’enorme successo, che ha raccolto oltre  3 milioni di euro per l’acquisto di tutte le attrezzature necessarie per aumentare il numero di posti letto di terapia intensiva e subintensiva dell’ospedale San Raffaele di Milano, in Lombardia, una delle zone più colpite in Italia.

La campagna crowd-founding di Gucci lanciata sui profili social ufficiali del brand di moda.

Gucci invece che sfruttato il servizio di matchmaking di Facebook, Facebook Dating, per promuovere a livello globale una raccolta fondi per supportare l’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Gli algoritmi e le informazioni verificate per contrastare le fake news

La disinformazione, proprio come il Coronavirus, si diffonde rapidamente tra le persone. In questo senso, i social media, così come le app di messaggistica, rappresentano gli strumenti che più consentono di diffondere in modo virale notizie false. Tutte le piattaforme social si sono alleate fra loro e con le istituzioni per fermare la diffusione di fake news e combattere la disinformazione, dimostrando un grande senso di responsabilità che sicuramente gioverà alla fruizione di questi strumenti.

Facebook e Instagram hanno attivato da gennaio un apposito Centro Informazioni sul Covid-19 e pop-up che indirizzano gli utenti verso le risorse messe a disposizione dall’OMS e da altre autorità sanitarie ufficiali. Inoltre Facebook si sta impegnando a effettuare regolarmente controlli per rilevare i  “coordinated inauthentic behaviour”,cioè operazioni e atteggiamenti di gruppi di utenti fake che cercano di diffondere  notizie false.

Come Instagram avvisa gli utenti a informarsi correttamente.

Twitter ha invece introdotto in prima posizione nell’homepage informazioni aggiornate, affidabili e provenienti da fonti autorevoli, ha introdotto pop-up che rimandano al sito web del Ministero della Salute ogni qual volta che si ricercano termini legati al virus, e ha sviluppato un algoritmo che consente di bloccare qualsiasi suggerimento automatico che potrebbe indirizzare le persone verso contenuti non verificati.

YouTube invita le persone a informarsi su fonti ufficiali incrementando la visibilità dei contenuti video WHO e di fonti autorevoli che parlano di Coronavirus e togliendola invece, mediante speciali algoritmi, ai video che diffondono contenuti privi di fondamento scientifico o che contraddicono le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Infine, l’OMS ha aperto un account sulla nota piattaforma TikTok, popolare soprattutto tra i giovanissimi, per combattere le fake news e fare buona informazione sul Covid-19 attraverso brevi video.

Descrizione immagine: L’account ufficiale dell’OMS su TikTok ha l’obiettivo di combattere le fake news e fare buona informazione sul Covid-19.

L’account ufficiale dell’OMS su TikTok ha l’obiettivo di combattere le fake news e fare buona informazione sul Covid-19.

Cos’è cambiato sui motori di ricerca?

La SERP di Google

Nell’arco di un mese o poco più, Google ha completamente trasformato la Search Engine Results Page, ovvero la pagina che mostra l’elenco dei risultati di ricerca. Infatti, se proviamo a digitare nella barra di ricerca di Google termini come Coronavirus o Covid-19, possiamo notare come la pagina dei risultati  sia stata totalmente rivoluzionata: se prima della pandemia ci venivano proposti risultati organici e a pagamento, oggi invece ci vengono mostrati un gran numero di informazioni possibili sul virus attraverso un menù verticale a tendina con collegamenti diretti ai principali argomenti, come sintomi, prevenzione, cure, e una mappa dei contagi costantemente aggiornata.

La pagina dei risultati di Google per le keyword inerenti al Coronavirus.

Questo enorme aggiornamento ha completamente modificato i ranking a cui eravamo abituati e, secondo gli esperti, si tratta di una modifica tutt’altro che temporanea, che ha colpito e colpirà un gran numero di brand e aziende di vari settori che comparivano per parole chiave oggi collegate alla pandemia da Coronavirus.

Il search behavior  e le query di ricerca

Il lockdown ha avuto un forte impatto su molti aspetti della nostra routine, incluso le ricerche online fatte dagli utenti negli ultimi mesi.

Oltre alle notizie e informazioni relative all’epidemia in sé, si registra un forte aumento di ricerche legate alla gestione della vita quotidiana: dai giochi per bambini alle ricette culinarie, dagli allenamenti all’intrattenimento, da shopping e spesa alle videoconferenze, da meeting e strumenti per lo smart-working all’e-learning. Alcune di queste ricerche oggi sono accompagnate dal termine “a casa”. La grande novità quindi è data dal fatto che tutto quello che prima veniva fatto offline ora si svolge online.


Il grafico di Google Trends mostra come sia aumentata la query di ricerca del termine “at home” nel mondo negli ultimi 12 mesi.

Tirando le somme

Non sappiamo quanto perdurerà questa situazione e fare delle previsioni è spesso molto difficile.

Ciò che è certo è che il compito dei brand è e sarà quello di prendere coscienza di questi cambiamenti sociali online, cercando di captare i nuovi interessi degli utenti e adattarsi alla nuova realtà sviluppando una strategia digitale congrua con questa nuova situazione.

Attenzione però a commettere passi falsi, cercando di sfruttare la situazione a tutti i costi: il prezzo da pagare potrebbe rivelarsi molto più alto dei vantaggi immaginati.

La tua azienda come sta reagendo a questa nuova realtà? Raccontaci cosa hai fatto e cosa vorresti implementare per far crescere il tuo business online. Insieme possiamo trovare la giusta strategia.

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Ilaria

Fin da piccola le mie scelte scolastiche sono state guidate dalla passione per ciò che volevo fare “da grande”. Mi sono così laureata in lingue e culture moderne all’Università degli Studi di Pavia e ho proseguito il mio percorso universitario studiando editoria e comunicazione presso l’Università degli Studi di Bergamo. Oggi faccio quello che più mi piace: lavoro nel mondo dell’editoria tecnica dedicandomi in particolare ai social media e al marketing digitale presso Eos Mktg&Communication, la casa editrice delle testate internazionali ipcm®. Se dovessi descrivermi in 3 parole in base ai miei hobby ed interessi, direi: globetrotter, shopaholic and motorsport-addicted.

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