Social Media Trend 2022: tutto quello che c’è da sapere

In questo articolo riassumiamo i principali social media trend 2022 che guideranno contenuti e strategie digitali il prossimo anno.

Siamo giunti in quella parte dell’anno dove i maggiori player del mondo del marketing pubblicano i report sulle principali tendenze del mondo digitale per l’anno successivo. Dati e insight importanti, ottenuti attraverso sondaggi e interviste a esperti del settore, che ci aiutano a comprendere appieno il mondo digitale e ad aggiustare il tiro delle nostre strategie di comunicazione.

Inauguriamo quindi questa serie di articoli sui trend di marketing del prossimo anno parlando di Social Media Trend 2022.

TikTok continuerà a crescere e le altre app si adatteranno

TikTok è stata la prima app non di proprietà di Facebook a raggiungere 3 miliardi di download a livello globale. Solo questo dovrebbe far capire la potenza di questo social network, che si fonda sui contenuti generati dagli utenti (UGC), portando ad altissimi livelli di engagement e condivisione crossmediale.

Già parlando di social media trend 2021 avevamo citato l’importanza di tali contenuti, del ruolo che gioca TikTok nel promuoverli e del fatto che sempre più app si adatteranno per cercare di imitare TikTok, come peraltro ha già fatto Instagram con Reels.

Oggi, possiamo dire che tale trend è stato confermato e non accenna ad estinguersi, soprattutto perché TikTok sta lanciando ulteriori novità, tra cui l’aspetto e-commerce, nuovi modelli di monetizzazione e #TikTokResumes, una nuova funzionalità che permetterà agli utenti di caricare il proprio curriculum e candidarsi a un lavoro direttamente attraverso la piattaforma. L’hashtag lanciato per promuovere l’iniziativa sta già attirando l’attenzione dei più giovani che sicuramente sfrutteranno la propria creatività per candidarsi ed emergere agli occhi dei recruiter.

Ciò a cui assisteremo sarà quindi una diffusione ancora più capillare di contenuti in stile TikTok, non solo su TikTok stesso ma anche su tutte le altre piattaforme (come peraltro già accade, a tal punto che Instagram è arrivato a penalizzare i contenuti ripostati direttamente con il watermark di TikTok). Per questo motivo anche le altre app si attiveranno per poter ospitare contenuti simili, ispirando al contempo gli utenti a crearli.

Se il nostro target è quindi presente su TikTok appare più che mai importante seguire questo trend, abbandonando le forme più tradizionali di comunicazione e abbracciando nuovi format, senza però snaturare il brand. La conseguenza del successo dei contenuti in stile TikTok è ben visibile anche a livello pubblicitario: nonostante si arrivi da tempi di budget ridotti, i maggiori aumenti di spesa pubblicitaria rispetto allo scorso anno sono stati assegnati a TikTok, Pinterest e Snapchat. Infatti, i marketer stanno spostando le loro risorse dove possono ottenere il massimo impatto e, sempre di più, ciò accade su piattaforme che prima non erano prioritarie nel marketing mix.

La nostra creatività non dovrà, quindi, venire meno nemmeno a livello di advertising: i brand che desiderano distinguersi nel 2022 dovranno impegnarsi nel creare annunci che rispecchino e arricchiscano l’esperienza offerta da ciascun social network.

Per stare al passo con tutti questi cambiamenti, è chiaro che dovremo accettare di dover sperimentare, senza fossilizzarci troppo sulle metriche ma accettando anche di sbagliare, provare e riprovare.

Il Social Selling assumerà un ruolo di primordine (e così il Social Customer Service)

Instagram, grazie alla collaborazione con Shopify, ha introdotto i Shoppable Post nel 2018, che permettono agli utenti di acquistare i prodotti senza lasciare l’app, attraverso un semplice tocco. Da allora, l’obiettivo delle principali app social è stato quello di offrire la possibilità agli utenti di acquistare in maniera rapida e veloce, senza reindirizzamenti ad altri siti.

Per tale motivo, alla vigilia del 2022, i brand che vendono online dovrebbero rivalutare il proprio funnel di vendita e considerare di sfruttare le opportunità di social selling attraverso i post, le storie, i reels ecc. Chiaramente, vale sempre la regola che più il processo di acquisto è facile e veloce, più chance avremo di concludere la vendita. Inoltre, importante sarà anche fornire supporto attraverso i chatbot e verificare attraverso strumenti di analisi che la costumer journey sia il più lineare possibile.

Per avere successo nel social selling dovremo parlare la stessa lingua degli utenti e in particolare del nostro pubblico, creando contenuti in grado di attirare la loro attenzione ma anche sfruttando gli stessi contenuti generati dagli utenti. Gli UGC, infatti, sono un modo efficace per vendere sui social in quanto generano fiducia nel brand, aumentando al contempo l’engagement.

Ma se da un lato i social sono diventati il cuore dello shopping, dall’altro i brand devono impegnarsi ad offrire, sempre attraverso i social, un customer service puntuale ed efficiente.

Infatti, i consumatori, stanchi delle attese, hanno scoperto che il servizio erogato tramite social è immediato, conveniente ed efficace, e lo preferiscono: in un sondaggio Nielsen commissionato da Facebook, il 64% delle persone ha affermato che preferisce inviare messaggi piuttosto che chiamare un’azienda. La pressione sulle aziende di adattarsi al maggior numero possibile di canali digitali di assistenza è quindi alle stelle.

Ma non sono solo i clienti si aspettano che le proprie necessità trovino una risposta sui social: alcuni organi regolatori, come l’Australian Securities and Investments Commission, stanno iniziando ad imporre alle organizzazioni di fornire supporto tramite i canali preferiti dai clienti.

In questo contesto, è importante ricordarsi anche di un altro fattore: i nostri clienti non fanno distinzione tra il team customer service, marketing o vendite. Per loro, ogni interazione è semplicemente un’esperienza con il brand. È quindi importante assicurarsi che i vari team lavorino in tandem e comunichino senza vincoli, così da poter far fronte in maniera semplice e immediata alle richieste e mitigare eventuali problemi.

Cambierà il modo di fare pubblicità e di gestire la narrativa sulla privacy

Ai tempi della guerra ai cookies e alle politiche di tracciamento finora adottate, imparare a bilanciare il bisogno di offrire servizi personalizzati e la necessità di ottenere il consenso degli utenti, agendo in conformità con le nuove normative, sarà di primaria importanza.

Come già visto parlando di digital marketing trends 2021, le persone sono, infatti, preoccupate per la propria privacy online. Tuttavia, sembra che per il momento tali preoccupazioni non si traducano in un comportamento più consapevole. Lo ha dimostrato un esperimento di Security.org, che ha aggiunto il diritto di nominare il primogenito dell’utente nel modulo di consenso. Il 98% degli utenti ha accettato.

La verità è che molte volte il linguaggio delle privacy policy è troppo complicato e prolisso e le persone non hanno né tempo né voglia di leggerle. Tuttavia, con le politiche sulla privacy che stanno cambiando e la necessità di affrontare le preoccupazioni degli utenti, i brand dovranno prendere in mano la questione e impostare una strategia. Ciò presenta una sfida quanto un’opportunità: quella di riscrivere la narrativa della privacy, sfruttando un linguaggio più conciso e diretto e costruendo un rapporto di vera fiducia con gli utenti.

Uno dei modi per fare ciò e, al contempo, pubblicizzare il nostro brand, è prendere atto del fatto che i consumatori hanno più fiducia in altri consumatori rispetto ai brand. Pertanto, ancora una volta gli UGC devono essere parte della nostra strategia per affrontare sia le crescenti preoccupazioni degli utenti sia il fatto che il modo di fare pubblicità sta cambiando.

Oltre ai contenuti generati dagli utenti, possiamo sfruttare anche l’influencer marketing, che ad oggi rimane una delle forme promozionali con il maggior ritorno sull’investimento, in grado di generare alti tassi di coinvolgimento senza essere invasivo, e aumentare la credibilità di un brand.

PER APPROFONDIRE: Influencer marketing: come funziona e come si è evoluto

Il futuro si chiamerà metaverso

Guidato dal mondo del gaming, il metaverso è una fusione del mondo fisico, della realtà aumentata e del virtuale e secondo Mark Zuckerberg (e non solo) sarà il futuro.

Molti brand, dalla moda all’automotive, hanno già sfruttato il metaverso per lanciare i propri prodotti offrendo al pubblico un’esperienza immersiva e investendo ampiamente su questa nuova scommessa tecnologica.

È poi recentissimo il lancio di Meta, che riunisce tutte le app e le tecnologie di proprietà Zuckerberg sotto un nuovo marchio aziendale. L’obiettivo di Meta, come si legge sul comunicato stampa ufficiale, sarà quello di dare vita al metaverso e aiutare le persone a connettersi, trovare comunità e far crescere le imprese.

Il metaverso sarà un ibrido delle odierne esperienze sociali online, che abbraccerà sia una dimensione tridimensionale sia il mondo fisico, consentendo agli utenti di vivere diverse esperienze immersive, dalla connessione sociale, all’intrattenimento, ai giochi, al fitness, al lavoro, all’istruzione, fino al business.

Considerando che Zuckerberg è proprietario di alcune delle app social attualmente più utilizzate al mondo, è chiaro che questo nuovo progetto avrà proporzioni e conseguenze notevoli per chiunque faccia marketing online.

Detto questo, bisogna tenere sempre a mente che i progetti fini a sé stessi non portano da nessuna parte: la nostra audience non si interesserà al nostro brand, alla nostra piattaforma o al nostro spazio se ciò che abbiamo costruito non risponde di fatto alle loro reali esigenze o non incontra i loro interessi. Quindi, non facciamoci trascinare dall’entusiasmo di queste nuove rivoluzioni digitali e tecnologiche ma, prima di immergerci nel metaverso e nelle infinite possibilità che offre, prendiamoci il giusto tempo per riflettere e raccogliere informazioni sui consumatori.

Gucci Garden, ospitato sulla piattaforma di gaming Roblox, permette agli utenti di passeggiare nel giardino virtuale ideato da Gucci e di provare ed acquistare articoli Gucci digitali.

I brand dovranno essere attenti alle tematiche sociali

La sostenibilità ambientale è forse stato il primo grande argomento di interesse sociale ad essere abbracciato anche a livello di comunicazione aziendale. A tal punto che in certi casi si parla di greenwashing, termine che indica tutte quelle strategie di marketing e comunicazione volte a presentare un’azienda come ecosostenibile quando in realtà non lo è.

Oggi, però, il tempo del bla bla bla, per dirla alla Greta Thunberg, è finito: che si parli di sostenibilità ambientale, di questioni razziali o di inclusività di genere, i brand dovranno avere un’opinione in merito perché è ciò che i consumatori si aspettano e ciò per cui verranno giudicati.

Detto questo, non si diventa socialmente consapevoli e inclusivi dall’oggi al domani. Bisogna dedicare tempo, ricerca e impegno per coinvolgere in maniera seria e sincera non solo la propria audience ma anche l’intera azienda sulle questioni di maggior interesse.

Non imitiamo, quindi, il sentimento popolare per mantenere il nostro pubblico coinvolto ma sforziamoci di essere un brand realmente inclusivo e consapevole.

Crescerà il potere (e il potenziale) delle communities

Come detto, la distinzione tra digitale e fisico sta diventando sempre meno netta e le generazioni più giovani stanno guidando questo cambiamento, costruendo punti di contatto e condivisione online. Tutti i social si stanno muovendo in questa direzione, basti pensare al già citato metaverso ma anche alla nuova funzione Communities di Twitter, che mira proprio ad offrire alle persone un luogo virtuale per connettersi, condividere e avvicinarsi alle discussioni a cui tengono di più.

L’anno scorso abbiamo scritto di come i brand si siano concentrati sull’ascolto e sul trovare il loro posto nella conversazione prima di far sentire la propria voce online. Quest’anno, dobbiamo fare un ulteriore passo avanti: non solo dobbiamo ascoltare ciò che le persone dicono all’interno delle comunità online a cui ci rivolgiamo, ma anche supportare attivamente i creatori di contenuti che danno vita a tali comunità. Ciò significa creare un rapporto di fiducia investendo in partner creator, assumendo la guida nella distribuzione dei loro contenuti e amplificandoli attraverso i nostri canali.

Quindi, invece di cercare di crear dal nulla una community, attività che richiede risorse di tempo e denaro non sempre disponibili, è meglio presentarsi e attingere alle community di creatori esistenti per saperne di più sui propri clienti, semplificare la creazione di contenuti e aumentare la consapevolezza e l’affinità col nostro brand.

Cosa ne pensi di questi trend? Scrivicelo nei commenti e contattaci per maggiori informazioni sui nostri servizi di social media management.

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Barbara

Dopo la laurea in Mediazione Linguistica e Culturale all'Università degli Studi di Milano, l'interesse e la curiosità verso il mondo digitale mi hanno portato a perseguire una carriera in questo campo e a conseguire un Master di Specializzazione in Digital Marketing. Oggi sono responsabile della definizione e applicazione delle strategie di marketing e comunicazione sia per EOS sia per le riviste ipcm®. Nel tempo libero viaggio, leggo molto e faccio maratone di serie tv. Paese da visitare almeno una volta nella vita: Oman. Libro da leggere tutto d'un fiato: Qualcosa sui Lehman. Serie per il prossimo binge-watching: Mr. Robot.

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